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Ostuni, il TAR respinge il ricorso proposto dal “Villaggio Torre San Leonardo Pilone 2”

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Prima (Antonio Cavallari, Presidente; Giuseppe Esposito, primo Referendario e Roberto Michele Palmieri, Referendario, estensore), con sentenza nella camera di consiglio del 4 aprile scorso e depositata il 9 maggio, ha rigettato il ricorso proposto dal “Villaggio Torre San Leonardo Pilone 2”, contro la realizzazione di un impianto di sollevamento adiacente la torre e necessario al completamento alla rete fognaria della zona e del litorale nord di Ostuni.

E’ stato rigettato il provvedimento di annullamento previa sospensione dell’esecuzione, dichiarando infondati i motivi sull’allocazione della stazione di pompaggio a ridosso della spiaggia del Pilone relativamente al progetto presentato da AQP s.p.a, avente ad oggetto “Estensione del sistema idrico integrato agli agglomerati costieri di Pilone-Rosa Marina – Costa Merlata – Monticelli; Opere di completamento del sistema fognario del litorale nord dell’abitato di Ostuni, località Pilone”.

Il consorzio “Villaggio Torre San Leonardo Pilone 2”, rappresentato e difeso dagli avv. Pietro Quinto e Luigi Quinto, aveva proposto ricorso contro la Regione Puglia e l’Acquedotto Pugliese Spa (difeso dall’avv. Maria Rosaria Mola) e il Comune di Ostuni, rappresentato e difeso dagli avv. Cecilia R. Zaccaria e Alfredo Tanzarella mentre, ad adiuvandum, si erano aggiunti: Giancarlo Scalone, Roberto Zizzi, Vincenzo Greco, Antonella Zaccaria, Francesco Legrottaglie, Roberta Nacci, Giacomina Leo, Francesco Tagliente, Paolo Antonio Nardelli, Caterina Vincenti, Giovanni Cariulo, Cosimo De Nigris, Anna Mevoli Martino, Angela Ugenti, Biagio Pacifico, Simone Zurlo, Michele Piccoli, Giovanni Zaccaria, Giovanni Di Girolamo, Leonardo Maggioli, Ombretta Bugani, Giuseppe De Sanctis, Rosa Ferri, Carla Merlini, Luciano Masserdoni, Caterina Camporesi, Quirico Semeraro, Antonio Del Prete, Maria Ciraci, Filomena Cavallo, Maria Carmela Sternatia, Giuseppina Di Tano, Luisella Ciani, Pasquale Antonio Melpignano, Oronzo Sgura, Maria Teresa Laveneziana, Francesco Moro, Antonio Laveneziana, Giuseppe Leoci, Grazia Apruzzi, Francesco Lanzillotti, Concetta De Mola, Lina Calamo, Romeo Fortunato Giglio, Santa Grazia Caroli, Salvatore Ugenti, Domenico Locorotondo, Donato Calella, Maria Rita Nazzaretto, Giovanna Queraiti, Pietro Speciale, Domenica Grandi, Francesca Saponaro, Maria Agata Pino, Rosa Marzio, Renato Nacci, Antonello Orlandino, Nicola Andriola, Anna Maddalena Marangi, Alberto Bononi, Annalisa Morea, Domenico Egidio Chitano, tutti difesi dagli avv. Ermelinda Pastore e Luigi D’Ambrosio.

Ad opporsi a tutti, si erano costituiti anche i privati cittadini: Caterina Petraroli, Domenico Tanzarella, Giuseppe Tanzarella, Stella Buongiorno (rappresentati e difesi dall’avv. Giuseppe Tanzarella e il Consorzio di Rosa Marina, col presidente Salvatore Tartaro, difesi dall’avv. Lorenzo Durano.

Con delibera della Giunta Regionale Pugliese del 18 settembre 2012 n. 1793, veniva rilasciata l’Autorizzazione di compatibilità paesaggistica in deroga al progetto presentato dall’Acquedotto Pugliese per la realizzazione, tra l’altro, di un impianto di sollevamento in località Pilone, ivi compresi tutti i pareri acquisiti in sede di conferenza di servizi e le stesse risultanze delle conferenze medesime svoltesi il 18/5/2012 ed il 15/6/2012, nonché la deliberazione di Giunta del Comune di Ostuni n. 162 del 11/6/2012 mentre con determinazione del Responsabile del Procedimento dell’Acquedotto Pugliese S.p.A. adottata in data 3/10/2012 era stata dichiarata chiusa con esito positivo la Conferenza di Servizi.

Il dott. Roberto Michele Palmieri del Tar, nella camera di consiglio del giorno 4 aprile scorso , udite i difensori delle parti, ha ritenuto infondato il ricorso, le violazioni e la falsa applicazione, il difetto di motivazione, le perplessità dell’azione amministrativa e la violazione del PAI Puglia.

In particolare, da esso emerge che sono state esplorate tutte le possibili soluzioni alternative, che l’amministrazione ha tuttavia ritenuto discrezionalmente di escluderle in quanto, pur essendo esse tecnicamente fattibili, si sono rivelate recessive, su un piano di convenienza tecnica, rispetto alla soluzione progettuale proposta da AQP s.p.a.

“Ai sensi dell’art. 5.07, punto 3, delle NTA del PUTT/P, è possibile realizzare opere regionali, opere pubbliche e opere di interesse pubblico, in deroga alle prescrizioni di base, a condizione che dette opere: a) siano compatibili con le finalità di tutela e valorizzazione delle risorse paesaggistico-ambientali previste nei luoghi; b) siano di dimostrata assoluta necessità o di preminente interesse per la popolazione residente e c) non abbiano alternative localizzative”.

Pertanto, si conferma che la Regione ha operato facendo buon governo della propria discrezionalità tecnica, prediligendo una soluzione rispetto alle altre (pure tecnicamente fattibili), alla luce di un esame globale della vicenda, in cui non vi è traccia alcuna di errore o travisamento dei fatti mentre l’Aqp ha fatto presente che: “L’ubicazione a monte è stata esclusa non perché la quota assoluta di collocazione dell’impianto è più alta di quella prevista in progetto ma perché la distanza dal punto più depresso da collettare per caduta comporta un approfondimento del collettore a quote superiori ai 6,00 incompatibili con un corretto funzionamento (per le difficoltà manutentive) e di difficile esecuzione (per la difficoltà di eseguire scavi così profondi con ville prospicienti e in presenza di acqua)”.

Infine, quale approfondimento motivazionale, in risposta agli ulteriori rilievi presentati dal Consorzio, si è detto che: “l’ipotesi di prevedere eventuali impianti di sollevamento integrativi, pur di consentire una diversa localizzazione dell’impianto di sollevamento in progetto, non è accoglibile né da un punto di vista tecnico-gestionale (si perverrebbe infatti ad una moltiplicazione degli inconvenienti legati alla gestione degli impianti di sollevamento fognari), né da un punto di vista igienico-sanitario, in quanto l’accumulo dei reflui per il rilancio dovrebbe avvenire all’interno delle esistenti vasche Imhoff, di cui, con il progetto in questione, si vuole pervenire alla dismissione. Non da ultimo, si porrebbero non semplici problemi legati alla disparità del sistema di raccolta dei reflui fognari e dei relativi costi per gli utenti della località Pilone, in quanto con un criterio non specificato nel citato verbale di assemblea, alcun ville verrebbero escluse dalla possibilità di allacciarsi direttamente alla fognatura dinamica, dovendo prevedere la realizzazione di impianti di sollevamento privati, con un evidente incremento dei costi di realizzazione e di esercizio, rispetto all’allaccio previsto tramite sifone fognario”.

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